Nel 1600, la grandezza del rinascimento italiano era ormai in pieno declino. Quello che oggi noi chiamiamo “fuga di cervelli”, era un fenomeno ben noto anche allora(la storia si ripete sempre).
I problemi erano molteplici: l’inquisizione papale non dava tregua alle scoperte scientifiche, la censura papale e statale era serrata e anche solo dire la propria, poteva essere molto pericoloso.

Uno degli avvenimenti che creò maggiore scompiglio tra gli intellettuali del periodo, italiani e non, fu il processo a Galileo Galilei nel 1633 da parte dell’Inquisizione.
Dopo anni di studi, decenni sarebbe meglio dire, Galielo aveva concluso il suo libro “dialogo sopra i due massimi sistemi“.
Pubblicato a Firenze per scampare alla censura papale proprio oggi 22 febbraio, il testo dimostrava palesemente come le teorie tolemaiche(e della Bibbia di conseguenza), dove la terra era il centro dell’universo e tutto girava intorno a lei, fossero false.

Imprigionato e obbligato ad abiurare pubblicamente sotto minaccia di tortura, Galileo venne condannato alla prigione a vita, commutata poi a quelli che noi definiremmo “domiciliari”.

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