HeForShe e la discriminazione delle donne

Scrivo questo post in quanto di recente, una ragazza di Mestre, ha ottenuto milioni di visualizzazioni per il post che ha scritto su facebook. In questo sfogo, la ragazza di 28 anni, racconta l’infelice colloquio avuto con datore di lavoro che avrebbe dovuto assumerla part-time e che l’ha sobillata di domande discriminanti:
è sposata?
ha figli?
convive?
La ragazza, dopo essersi rifiutata di rispondere, è stata poco gentilmente messa alla porta, senza che le venisse posta alcuna domanda inerente al lavoro.

Ovviamente sono situazioni che accadono ogni giorno e ben poche volte vengono denunciate, soprattutto perchè nella situazione in cui ci troviamo oggi, pur di accaparrarci un lavoro, anche se mal pagato, venderemmo anche un rene.
Ovviamente è una situazione orribile quella in cui ci troviamo. le discriminazioni che le donne subiscono ogni giorno offendono le lotte femministe degli ultimi secoli e offendono tutte noi, donne del XXI secolo. Sfortunatamente se dall’alto nessuno si attiverà nel tentativo di tutelarci, noi lavoratrici potremo fare ben poco.

Detto ciò, vi presento Emma Watson alle Nazioni Unite, che parla proprio della discriminazione che le donne subiscono nella vita e sul lavoro

L’associazione di cui parla Emma in questo intervento si chiama HeForShe e il suo obbiettivo è quello di dare alle donne della pianeta l’eguaglianza che merita in tutti i campi della vita: da quella sociale a quella lavorativa. Emma è la loro testimonial e come sappiamo dalle sue parole, anche lei, donna famosa e in carriera, nella vita è stata discriminata: a scuola inizialmente, sul lavoro quando h iniziato a vedere che per il medesimo lavoro era pagata meno.

La fortuna di Emma è quella di essere famosa e conosciuta e di parlare dell’argomento della disuguaglianza davanti alle Nazioni Unite. La speranza è che il suo appello venga recepito e che prima o poi qualcosa cambi.
Dal canto nostro, donne comuni e della vita semplice, che davanti alle Nazioni Unite non potremo mai parlare, possiamo fare comunque molto. Possiamo smettere di subire umiliazioni sul lavoro, pretendere il pagamento giusto, denunciare licenziamenti ingiustificati. E’ difficile agire così, come ho scritto prima siamo in un situazione difficile e il lavoro serve, mi rendo anche conto che lo Stato non ci aiuta, non ci sono le leggi a nostro favore e a volte l’omertà paga più della parola, ma credetemi, se non siamo noi a farci valere, nessuno mai lo farà per noi.

Ricordatevi che quando le donne si uniscono per combattere una battaglia, il più delle volte vincono anche la guerra.

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